
Salve a tutti, e benvenuti in questo blog. Prima di spiegare perché gli ho dato questo nome, vorrei dire a chi legge che il blog non vuole essere una guida ad escursioni, camminate, o viaggi; né intende indurre le persone a visitare un luogo. Tutto ciò che racconto è reale anche se non sempre recente o recentissimo: perché muoversi, camminare, sui monti o altrove, varia secondo l’anno, o di stagione in stagione, e tutto inevitabilmente cambia. Ogni esperienza è sé stessa per quel che è stata, ha avuto il suo momento, e poi, se è stato il caso, ha dato il suo frutto; che può essere anche una delle narrazioni di viaggio o di cammino, di montagna o no, che troverete qui. E’ raccontata come la ricordo, grazie alle fotografie, ma soprattutto per quello che mi ha dato e lasciato in me. La memoria non si serve solo di diari, immagini o appunti, ma di ciò che più colpisce la percezione nel momento in cui si vive un’esperienza. Per questo nel blog non ci sarà alcuna indicazione eccessivamente precisa, anche se qualcuno potrà trarre qualche suggerimento da quanto scrivo. Si tratterà in ogni caso di seguire un’ispirazione, data da chi ha vissuto intensamente gli ambienti che ha percorso e conosciuto, e condivide di essi ciò che le è stato maggiormente caro, importante, vivo: e ancora presente.
Ora vorrei spiegare perché ho dato questo nome, Camedrino alpino. al blog. Premetto che non sono una botanica, e nemmeno una scienziata naturalista. Mi piace andare in montagna, e camminare in genere; ad ogni quota e in regioni diverse, nella loro stagione, si trovano piante e fiori. L’alta montagna è ricca di fiori, non solo di stelle alpine come da tradizione. Il Camedrio alpino, o Camedrino alpino, come viene spesso definito nei manuali di flora alpina o nei siti online che aiutano a identificare un fiore o una pianta, si trova in alta montagna: intorno ai 2000 metri e poco sopra. E’ una pianta perenne sempreverde che appartiene alla famiglia delle Rosacee. Il suo nome scientifico è Dryas octopetala. La battezzò così il medico e botanico svedese Linneo, vissuto nel 1700, dai cui studi iniziò la moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, attraverso l’identificazione binominale: una pianta ha così due nomi, il primo riferito al genere, il secondo alla specie. L’enciclopedia di tutti, Wikipedia, cita una frase di Linneo: “Nomina si nescis, perit et cognitio rerum”. Che significa: “Se non conosci i nomi, muore anche la conoscenza delle cose”. E’ vero che è tipicamente illuminista, ma ha il suo valore. Chi di noi, andando per sentieri o per prati, non ha desiderato sapere come si chiamava quella pianta, quello stelo, quella spiga, quell’albero? E non ha rimpianto di non saperlo o di non ricordarlo? E chi può negare che il conoscerlo non solo abbia accresciuto il suo sapere, ma anche la sua confidenza con la natura in cui si trovava? Se incontriamo una persona e facciamo amicizia, la prima cosa che le chiediamo è il suo nome: lo stesso, per me, vale per i fiori, e mi riferisco qui non solo alle piante e ai fiori di Alpi e Prealpi, ma a tutti i fiori selvatici che si incontrano in ogni luogo di natura, compresi i fiori di campo: fiori e piante spontanee.
Torniamo al Camedrino. Il nome Dryas deriva dalla forma delle foglie, simili a quelle delle querce il cui nome greco è drys. Sembra che Linneo, nel dare questo nome, abbia fatto riferimento anche alle Driadi, ninfe mitologiche della Grecia che si credevano dimorare presso le querce. Octopetala è per il numero dei petali, otto, appunto. Altri botanici chiamarono la pianta Chamaedrys, da cui poi potrebbe essere disceso il nome italiano Camedrio; alcuni manuali la chiamano Camedrino alpino, e così l’ho conosciuta la prima volta.

La temperatura ha il suo ruolo nella vita della pianta: col calore eccessivo soffre anche in alta montagna e la fioritura ne risente. Nelle foto sotto si vede il Camedrio in una pietraia calcarea; nella foto sopra come la si vede a lato dei sentieri: forma tappeti tra le rocce, fitti di corolle bianche e lucide foglie verdi.

Nelle due immagini qui sopra il Camedrio alpino è in fiore, in piena estate: la fioritura inizia a giugno e dura fino ad agosto sopra i 2000 metri, mentre a quote inferiori la pianta sfiorisce prima.
Quando la sua fioritura è terminata, il Camedrio produce dei frutti secchi, chiamati acheni, in forma di un ciuffo piumoso, setoso e flessibile, che favorisce, grazie al vento, la dispersione dei semi dopo che la pianta è stata fecondata. Anche in questa veste il Camedrio si presenta formando dei tappeti: come i fiori anche i frutti sono generalmente a gruppi; con certe condizioni climatiche, d’ estate, si possono incontrare in alta quota i Camedri fioriti, e, ad una quota più bassa, nello stesso periodo, anche nello stesso giorno, tappeti di frutti di Camedrio, che ricordano la testa di una ragazza spettinata: nelle foto eccone alcuni.


Qui sotto si vede invece un piccolo gruppo di frutti di Camedrio, già un poco disfatti: si noti la flessuosità dello stelo, che si allunga mano a mano che la pianta, per così dire, invecchia: ma lo scopo dell’allungamento è sempre quello di favorire la dispersione del seme.

Dal momento in cui ho incontrato e conosciuto il fiore di Camedrio, il Camedrino alpino, e il suo frutto, che all’inizio mi pareva un segno di appassimento, e invece è il normale sviluppo da fiore a frutto, ne sono stata affascinata.
Innanzitutto per la duplice manifestazione della pianta, che la rende attraente sia nel pieno della fioritura, sia nella successiva veste spettinata; e come ho detto è possibile incontrare nello stesso luogo, ma a quote diverse, nello stesso giorno o periodo, le due forme contemporaneamente. Poi perché è stata una delle prime piante alpine che ho imparato a riconoscere e a memorizzare, il che mi ha trasmesso fiducia, e maggiore confidenza coi sentieri in cui trovavo il Camedrio, o Camedrino: era come incontrare un vecchio amico.
La mutevolezza di fiore e frutto nel corso di una stagione, che è lunga rispetto ad altre piante alpine, lo rende effimero, ma anche resistente. E’ una pianta perenne, di origine glaciale, anzi, un relitto glaciale: significa che è migrata dai climi freddi, artici, alle Alpi, raggiungendole durante le epoche glaciali. Si è adattata alle alte quote e vive bene in terreni poveri e rocciosi: come pianta pioniera o colonizzatrice, non ha bisogno di molta sostanza organica per attecchire, ed è in grado di arricchire il terreno dove cresce, favorendo la comparsa di piante meno ascetiche. Il Camedrio, simbolo della forza delle vegetazioni glaciali, unisce al suo legame geografico con l’artico quello letterario e mitologico con la Grecia delle Driadi. Inoltre la natura, che non manca di fantasia, con lui è stata generosa, e lo dimostra la vista di una distesa di frutti, di capi spettinati di Camedrio. Che il suo nome sia in parte derivato dalle Driadi è in accordo col fatto che ovunque sulle montagne vi sono leggende che associano creature mitiche o mitologiche agli elementi naturali; potrebbe essere il Camedrino un folletto, un troll che vive tra boschi e rocce, amico delle pietraie, dei macereti che stanno ai piedi dei ghiacciai, delle morene, dove ha la sua dimora ideale. E infine si lascia andare al vento, scende di corsa e muta forma, spettinandosi come una ragazza spensierata.
Le mie più recenti camminate in montagna, tuttavia, mi hanno fatto incontrare il Camedrino a quote più basse che negli anni precedenti. Questo può essere un risultato del cambiamento climatico, anche se in genere è più comune il migrare verso quote alte di piante che normalmente si trovano più in basso, alla ricerca di temperature più consone alla loro specie. Ma proprio perché specie diverse migrano in alto, dove normalmente la flora è più rara, l’ambiente più austero, se non ostile, il loro ingresso può aver cambiato i caratteri del suolo, contribuito alle variazioni di temperatura e umidità: e i nuovi arrivati possono essere entrati in competizione col Camedrino. La sua discesa a valle, l’anticipata sfioritura col maggior calore, potrebbero essere collegate a questo. Oggi il Camedrino alpino è sceso intorno ai 1900 m. di quota e non va oltre i 200 m. Nel mese di agosto 2025 i fiori di Camedrino erano rari, e abbondavano invece le infiorescenze a ciuffo – sempre a quota più bassa che negli anni precedenti, quando si osservava il contrario: le fiioriture di Camedrino in alta quota, e scarsi ciuffi di infiorescenze, che comparivano però alla fine dell’estate. Nella foto, un bel fiore di Camedrino, insieme ad una delle sue infiorescenze, e ad altra vegetazione in parte secca, con fiori violetti di Epilobio sullo sfondo, lungo la riva sassosa di un torrente che scorre a fondo valle.


