Milos

Dopo sei anni – dopo la traversata a piedi di Corfù nel 2019, un viaggio che racconterò in uno dei prossimi articoli – ho avuto l’occasione di tornare in Grecia.
Si trattava di un incontro tra praticanti di yoga per un seminario di alcuni giorni, in cui alla pratica si univano le spiagge – che sarebbe più opportuno chiamare tratti di costa – di quest’ isola, Milos, posta nella parte sud occidentale dell’arcipelago delle Cicladi. Apparentemente un viaggio del genere non appare in carattere con Camedrino alpino, blog pensato soprattutto per essere dedicato alla montagna e ai viaggi a piedi: ma il suo senso ce l’ha. Infatti per diverso tempo sono stata lontana dalle montagne – riviste solo in agosto di quest’anno – e Milos mi ha colpito per le sue particolarità geologiche, il suo mare, e la differenza riscontrata con precedenti viaggi nelle isole greche. Una per tutte, Amorgos, a cui ho dedicato in questo blog un lungo articolo.
Milos è un’isola grande, ma abitata solo nella parte nord orientale, che è molto urbanizzata, e comprende l’ampia insenatura portuale di Adamas e numerosi villaggi che purtroppo conservano poco dello stato originale, ma si presentano in tutto e per tutto come ogni area urbana o suburbana del mondo occidentale: supermercati, auto e moto noleggi, che vanno dai motorini ai quad, gestori della telefonia, officine, distributori di benzina, asfalto e costruzioni. Grandi navi da crociera nel porto. Ovviamente non mancano ristoranti di ogni tipo. Perché Milos, allora?
Prima di tutto perché era la prima occasione che mi si presentava di tornare in Grecia. Lo yoga era un plus che avrei apprezzato, ma rivedere la Grecia, e la stessa Milos, dove ero stata – sempre per lo yoga – alcuni anni fa, era ciò che mi attirava di più.
L’isola è di origine vulcanica e fa parte dell’allineamento vulcanico detto Arco vulcanico dell’Egeo, che va dal golfo di Corinto a Santorini. L’attività vulcanica risale a 5 milioni di anni fa e oggi è estinta. Ma come suo risultato Milos è sempre stata ricca di miniere: vi si estraeva l’ossidiana, e fino all’inizio del 2000, la bentonite, un prezioso minerale argilloso. Ci sono ancora alcune cave e miniere in attività. Il fatto più interessante è che nell’isola le alterazioni post vulcaniche, e il raffreddamento della lava, hanno prodotto, oltre ai giacimenti minerari, anche una varietà fantasmagorica di colori e paesaggi nell’isola e lungo le sue coste. A mio parere erroneamente chiamiamo spiagge quelli che sono tratti di costa, estremamente variegati, e non sempre attrezzati con lettini, ombrelloni, e quanto ci si aspetta da una spiaggia; oppure lo sono solo in parte.
Sono arrivata a Milos con l’aliscafo e non con l’aereo, partendo dal porto del Pireo. Essendo la fine di settembre non mi aspettavo tanta gente. Ma il grande mezzo, atto a trasportare anche auto e camper, era carico e affollato, e quando i passeggeri si sono portati verso l’uscita ci si premeva l’un sull’altro per l’uscita, tra i fumi delle auto già in moto. Vedevo fuori un sole sfolgorante, era poco dopo mezzogiorno, e quando uscii dalla pancia della nave fui colpita dalla luce e dal caldo intenso. Mi era stato detto di portare anche una maglia di lana, ma il vento freddo ormai se n’era andato altrove, e pareva di essere in piena estate.
L’acqua limpidissima, in alcuni casi il fondo liscio e sabbioso, sono tuttavia estremamente allettanti nonostante la mancanza di servizi. Qui la spiaggia di Plathiena, peraltro una delle meglio attrezzate e più facilmente raggiungibili.



L’acqua che scorre sui sassolini di Plathiena ne mostra meglio di ogni altra cosa la limpidezza, e anche in questa piccola composizione di sabbia sasso e acqua si vede la bellezza che la natura rivela in ogni particolare.

A Kastanas si accede per strade sconnesse ripide e tortuose. Anche viaggiando con un 4×4 o una jeep, l’auto va lasciata in un terrapieno più alto rispetto al mare, e si scende a piedi per tratti rocciosi che niente hanno da invidiare a un sentiero di montagna. Qui ombrelloni e lettini sono fantasia. La costa si restringe via via, ed è comunque sassosa e a tratti ripida; ci sono delle grotticelle nel primo tratto, in cui ripararsi dal sole, altrimenti il tentativo è infiggere l’ombrellone nei sassi e creargli attorno una montagnola lapidea di sostegno, sperando che il vento non sia troppo forte.




