Stavros

lSe andrete ad Amorgos non rinunciate a raggiungere Stavros. Qui nel cartello indicatore, oltre a Stavros, è segnalato anche Theologos, il monastero che si incontra lungo la via, come si vede a tre km da qui, ovvero poco sopra il paese di Langada, a nord ovest di Aegiali, a sua volta la principale cittadina e maggiore porto di Amorgos. Stavros è il nome di un luogo montano dove si trova una chiesetta, ed è un po’ più in basso del monte più alto di Amorgos, il monte Krikellos. Entrambe le località si trovano nel nord dell’isola. Oltrepassato il monastero la via per Stavros si trasforma in breve in un sentiero di montagna. Sale con la parete rocciosa alla destra, e alla sinistra il mare, molto più in basso, sempre più in basso via via che si procede: attenzione se soffrite di vertigini.

Proseguendo oltre le ultime case del paese, ci si trova tra coltivazioni di ulivi, vigneti, vegetazione arbustiva, e recinti che limitano gli spostamenti delle capre. Ho fatto questa escursione in una giornata di giugno non troppo serena, anzi, piuttosto nuvolosa, e non calda, in contrasto con altre escursioni dello stesso periodo. Ecco che, salendo si vede sulla sinistra, alto su un colle, il monastero di Theologos:


Mi sono avvicinata al Monastero, isolato, solitario, silenzioso e suggestivo. La bandiera bianca e celeste della Grecia sventolava debolmente tra qualche velo di nebbia. Numerose erano le buganvillee fiorite, come quasi ovunque nell’isola. Non ricordo di essere entrata al monastero: forse viene aperto solo in circostanze speciali, o celebrazioni sacre. Quando scesi dalla collina e stavo per riprendere il sentiero di Stavros, incontrai un uomo, forse un pastore, o un proprietario di capre: era anziano, molto abbronzato e rugoso, con gli occhi celeste vivo. Ci salutammo, Kalimera. Lui mi guardò e disse in italiano: “Di che porto sei?” “Venezia” risposi. L’uomo parlava italiano, conosceva l’Italia. Aveva fatto la guerra. Mi piacque e mi stupì la domanda riferita al porto di provenienza. Ma per chi sta in un’ isola è naturale pensare che il visitatore provenga dal mare, in ogni caso, o da un paese o città di mare. Sapeva di antico: quando non esistevano aeroplani ad abbreviare le distanze, ovvero, i tempi di percorrenza, sarebbe più giusto dire. Perché la distanza tra l’Italia e le Cicladi quella è, e rimane. Amorgos non ha ( non aveva all’epoca) aeroporto. Bisognava arrivare in volo a Mykonos, e da lì prendere l’aliscafo – allora il superjet, velocissimo, da mal di mare, solo passeggeri e niente auto – che in poche ore mi permetteva di sbarcare nell’isola. All’andata si poteva fare in un sol giorno, dall’Italia; al ritorno le coincidenze erano sfavorevoli, e bisognava passare una notte a Mykonos. Due giorni di viaggio. Ma che cosa sarebbe stato andando per mare solamente, e magari senza motori? “DI quale porto sei?” aveva senso. Continuai per la mia strada, che si faceva più selvatica, lasciato Theologos.

Mi trovai a salire sensibilmente. Via via il tempo cambiava. Il vento si era fatto più forte, e le nuvole si muovevano veloci. Inizialmente fitte, d’un tratto si aprivano, e dal sentiero – che nulla aveva da invidiare a una mulattiera alpina – alla mia sinistra vedevo il mare molto più in basso: qualche centinaio di metri più giù. Le nuvole salivano e scendevano, come da un calderone. Emergeva qua e là la costa occidentale dell’isola, con spuntoni di roccia. Il vento faceva un rumore assordante.

Il sentiero proseguiva in salita, sempre seguendo il fianco della montagna alla mia destra, ma non erano tanto la pendenza o la difficoltà a spaventarmi, quanto il vento forte, che pareva volermi scagliare giù, o quanto meno farmi perdere l’equilibrio con le raffiche che arrivavano da ogni lato. Mi addossavo al fianco delle rocce, e non osai nemmeno fermarmi a infilare qualcosa per il freddo che cominciavo a sentire – ero in maniche corte e calzoncini corti – tanta era l’ansia che quella salita sospesa tra cielo e mare mi stava causando.

Proseguii comunque, decisa ad arrivare alla chiesetta: quanto meno avrei trovato riparo dal vento. Ed eccola finalmente. Sopra di lei e tutto attorno turbinavano nuvole in corsa, e la cima del monte Krikellos, a nord est, era nascosta. Vi erano anche alcuni operai per lavori di restauro: nella chiesetta non si poteva entrare, gl uomini mi guardarono passare senza dire niente, e infreddolita, ma sollevata, girai intorno alla chiesetta per mettermi al riparo e infilarmi una felpa.

Ed ecco che trovai compagnia. Non mi potei appoggiare al muro della costruzione perché qualcuno aveva già occupato il luogo più riparato dal vento, ma mi sistemai comunque in modo confortevole, e, voltando le spalle dal mio compagno, mi misi la felpa e ammirai lo spettacolo del vuoto sotto di me che finiva nel mare azzurro, la cui vista era in parte e a tratti confusa dal risalire e dal turbinare delle nuvole, che volteggiavano, spinte del forte vento, intorno alla montagna. Del vento ora sentivo solo il rumore, ed era abbastanza.

Dopo essermi riposata e avere consumato il mio spuntino, mi disposi a scendere. Il vento continuava, ma mi pareva meno forte, e il vuoto sotto di me non mi impressionava più: ero così contenta della mia escursione che quando uscii dal sentiero roccioso ed entrai nella zona agricola che scendeva verso il monastero di Theologos, smarrii la traccia. Fu solo la prima volta. In mancanza di mappe – ne avrei acquistata una utile solo qualche giorno dopo – i sentieri erano sì segnati, ma più ad uso di chi lasciava le capre al pascolo, che per gli escursionisti. In breve dovetti, per cavarmela, dopo avere girovagato invano alla ricerca di un varco nelle recinzioni, decidermi a scavalcarne una: cosa non del tutto priva di rischi, in quanto il legno dei pali è molto sottile e la maglia di ferro che forma la recinzione stessa, non è abbastanza forte da sostenere il peso di una persona. Insomma, non ve lo consiglio. Ma dovendo fare di necessità virtù, scavalcai, e in breve ritrovai la traccia. Dato un ultimo sguardo a Theologos, tornai sui miei passi del mattino, quindi a Langada, e poi a Aegiali, dove avevo lasciato la mia panda a noleggio.

